Science vs Faith

3 04 2006
Il mito della caverna di Platone

Andiamo a guardare i nomi dei protagonisti e ci imbattiamo in un nome quantomeno singolare: John Locke. Viene subito alla mente il filosofo inglese del XVII secolo, di certo più famoso del nostro protagonista, che come lui si chiamava John Locke. Tutto ciò di certo non è casuale, come non lo è del resto anche il titolo del secondo episodio della seconda serie (identico al titolo della mia entry). Vi starete chiedendo dove voglio andare a parare, e io ve lo dico subito: sto parlando del destino, fato, entità superiore, Dio, Ka, ecc.

Che nella 2×17 John Locke, e solo lui, veda la mappa disegnata sulla porta anticontaminazione non è di certo un caso, come non lo è la sua condizione e quello che lo ha portato a vedere tutto ciò. Lui è inerme ed è guidato dal suo destino. Si getta a capofitto sotto la porta che gli schiaccia una gamba e, guarda caso, l’unico che ha miracolosamente riacquistato l’uso delle gambe è proprio lui. Troviamo anche una strana casualità nel susseguirsi degli avvenimenti, partendo dai fb per finire con la dimensione lostiana dei protagonista, o meglio del protagonista. John Locke non è stupido e lo ha dimostrato più volte; allora perché gettarsi sotto una porta che peserà come minimo una tonnellata, inoltre sorretta da una misera cassetta degli attrezzi? John Locke stava compiendo un atto di fede, stava andando a premere un pulsante, stava compiendo il suo destino e non stava utilizzando la ragione. Rimane schiacciato, ma ciò fa parte del disegno che il Ka gli ha assegnato e lui sembra esserne conscio. Egli è il primo a parlare di miracolo, il primo che si affida all’isola e al suo destino (“…è l’isola che ha trovato me”), il primo a credere che la botola sia stata messa lì per una ragione ben motivata ed è sempre lui che crede fortissimamente nell’utilità di quella sequenza numerica immessa in un computer che costituisce ormai un oracolo, un simulacro della sua fede. L’immissione di un codice in un computer più che datato costituisce una ritualità che Locke sembra avvertire più di tutti i sopravvissuti, o almeno è uno dei pochi, insieme ad Eko, ad ammettere apertamente.E’ da notare che una frase in latino che si legge sulla mappa è “Cogito ergo doleo” e Locke proprio per il suo atto di fede soffre sotto il peso della pesante porta d’acciaio dove è incisa la mappa.

Vi è poi un chiarissimo riferimento alla contrapposizione della Dharma alla visione superstiziosa, in cui la Fede ha un ruolo fondamentale, almeno per quelli come Locke, è nel filmato Orientation, in cui si esprime a chiare lettere l’influsso delle teorie di B.F. Skinner nelle ricerche della Dharma Iniziative.

Qui potete vedere una versione più chiara della mappa (fonte: Sledgeweb’s Lost).





B.F. Skinner e il condizionamento operante in LOST

2 04 2006
B.F. Skinner
Burrhus Frederic (B.F.) Skinner
Nell’episodio 2×03 Orientation viene spiegato che le ricerche della Dharma, ispirate dalle teorie di B.F. Skinner, sembrano essere mirate ai seguenti aspetti della ricerca:

  • metereologia
  • psicologia
  • parapsicologia
  • zoologia
  • elettromagnetismo
  • società utopistiche

E fin qui nulla di nuovo. In questi giorni mi sono documentato sugli studi di questo psicologo del comportamento e sugli studi che vennero ispirati dalle sue ricerche. Bene, quello che ho trovato sembra calzare perfettamente con gli strani avvenimenti che si susseguono nella stazione 3.

Vediamo di fare un pò di chiarezza sulle ricerche e gli esperimenti di questo studioso per poi capirne le analogie con LOST. Egli iniziò i suoi studi sul comportamento per conto dell’esercito e lo fece utilizzando degli animali. A quel tempo l’esercito era interessato alla guida dei missili (l’elettronica nasceva allora) e per farlo si voleva insegnare a un piccione a pilotare un missile (è assurdo lo so). Tutto ciò però non fu affatto inutile ed egli giunse a formulare una vera e propria teoria della superstizione. Questa teoria si basava su una forma di apprendimento chiamata condizonamento operante. Questo processo implica che un animale si deve rendere conto che una sua particolare azione viene seguita da un evento. Se questo evento è per l’animale gratificante esso tenderà a ripetere il comportamento che lo ha provocato. Gli esperimenti sugli animali per dimostrare questa teoria venivano fatti tramite delle gabbie, chiamate in seguito gabbie di Skinner, in cui veniva testato il comportamento dell’animale rinchiuso. Vi era una leva collegata ad un meccanismo che introduceva del cibo nella gabbia; una volta ricevuta la “ricompensa” l’animale con facilità ripeteva l’azione che lo aveva premiato in maniera praticamente istintiva in maniera praticamente costante.

Nel 1948 Skinner fece un esperimento che adesso è negli annali della psicologia che prese il nome di “Psicologia del piccione”. L’esperimento consisteva nel testare il comportamento dell’animale rinchiuso in una gabbia con un meccanismo a tempo che introduceva del cibo in quest’ultima. Non vi erano più delle leve o dei meccanismi che facessero corrispondere all’azione del piccione un evento, ma la cosa singolare fu che il piccione ripeteva il comportamento precedente all’istante in cui veniva introdotto il cibo nella gabbia incessantemente. Il piccione aveva associato istintivamente quel comportamento casuale all’arrivo del cibo anche se questo era relazionato soltanto ad un contatore a tempo: era un comportamento superstizioso a tutti gli effetti.

Altri due studiosi L. D. Devenport e F. A. Holloway, hanno studiato a questo proposito dei mammiferi come noi: i ratti. Essi non si comportavano come i piccioni e si riuscì a dimostrare che il loro comportamento era dettato anche dal diverso sviluppo dell’ippocampo che fornisce una protezione dalla propensione a dare agli avvenimenti un nesso causale con troppa facilità. Koichi Ono dell’Università Konazawa di Tokio si chiese che cosa potrebbe fare un uomo in una gabbia simile a quella usata da Skinner per i piccioni. Preparò una stanza con un tavolo sul quale erano fissate tre leve. Sulla parete di fronte al tavolo posizionò un contatore collegato ad un computer programmato per farlo scattare ad intervalli prestabiliti. Un certo numero di studenti universitari furono reclutati volontariamente e parteciparono individualmente ad un esperimento di 40 minuti.
Il ricercatore informò gli studenti che dovevano cercare di guadagnare più punti possibile, senza dirgli come. Nessuna azione degli studenti poteva in alcun modo attivare il contatore, ma loro non lo sapevano. Ben presto, in molti studenti emersero diversi comportamenti superstiziosi. La maggioranza di queste azioni coinvolgevano le leve, le quali venivano tirate in modi e sequenze diverse. Ogni sequenza veniva riprovata solo se il contatore scattava alla fine di essa. Alcuni studenti pensarono che le leve non avevano niente a che fare con i punti (e infatti era così) e cominciarono ad effettuare i piùstrani comportamenti come arrampicarsi sul tavolo, picchiare sul muro, sul contatore o saltare ripetutamente fino a toccare il soffitto.

Il condizionamento operante in LOST
Basta rapportarsi agli esperimenti del prof. Ono per trovare una chiara analogia con il contatore che scandisce la vita degli abitanti della stazione Swan. Un interessante evento è stato lo scontro fra Jack e Locke proprio per l’inserimento del misterioso codice nel computer allo scadere del contatore a tempo in Orientation.
E’ anche plausibile ipotizzare un coinvolgimento in questo tipo di esperimenti da parte di Desmond, che sembra l’unico in grado di saperne di più ma che stranamente scompare nel nulla.